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Del tempo
E’ la mania di mettere il carro davanti ai buoi, di ambire a raggiungere la meta sottovalutando il viaggio, di anticipare il tempo, di pensare al poi, al se, al quando, al ma. E’ tutto questo che ci fa vivere malamente. Se c’è una cosa che ho imparato nel visitare certi luoghi è il differente modo di percepire il tempo oggettivo, ma soprattutto quello interiore. Fu Henri Bergson, nel suo Saggio sui dati immediati della coscienza, a dividere per la prima volta il concetto di Tempo in oggettivo e percepito. La durata interiore non è altro che il modo in cui la nostra mente percepisce il trascorrere del tempo legato alle…
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Poesie
Io scientificamente mi domando come è stato creato il mio cervello, cosa ci faccio io con questo sbaglio. Fingo di avere anima e pensieri per circolare meglio in mezzo agli altri, qualche volta mi sembra anche di amare facce e parole di persone, rare; esser toccata vorrei poter toccare, ma scopro sempre che ogni mia emozione dipende da un vicino temporale. da Poesie, Patrizia Cavalli, Einaudi 1999 E’ morta il primo giorno d’estate di questo disgraziato anno che si sta portando via le persone a mazzi Patrizia Cavalli, una delle più grandi poetesse italiane del secondo Novecento. “Patrizia è la poesia”, disse di lei Elsa Morante che, per prima, le…
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Genius loci
Genius loci. Si chiama così. E’ tutto ciò che contraddistingue un luogo, così come il carattere una persona, è l’essenza, lo spirito, quello che andrebbe rispettato quando si apportano modifiche di tipo ambientale, strutturale, ma che molto, troppo spesso, invece non riesce a sopravvivere. “Nullus locus sine genio” sosteneva già Servio nei Commenti all’Eneide di Virgilio, e siamo nel IV secolo dopo Cristo. Abitare un luogo significa essere quel luogo. La mia natura mi porta sempre a prestare molta attenzione a ciò che mi circonda, ad ascoltare le voci del luogo in cui mi trovo, ad entrare in un dialogo silenzioso, profondo, perché gli oggetti parlano, raccontano, a volte urlano.…
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L’arte di tacere
PRINCIPI NECESSARI PER TACERE E’ bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio. Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare. Nell’ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente. Tacere quando si è obbligati a parlare è segno di debolezza e imprudenza, ma parlare quando si dovrebbe tacere, è segno di leggerezza e scarsa discrezione. In generale è sempre meno rischioso tacere che parlare. Mai l’uomo è padrone di sé come quando tace: quando parla sembra, per così dire, effondersi e dissolversi nel discorso, così…
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Al Gran Balon
Ieri era una giornata caldissima al Gran Balon di Torino. Il sole era così cocente che le candele nelle bugie, posizionate in bella mostra, si ripiegavano su se stesse in falsi inchini per visitatori distratti. Sono particolarmente legata a questo posto, i ricordi dell’infanzia si mischiano con quel mio assurdo ostinarmi a non voler lasciare andare le cose e neppure le persone. Le tengo sempre dentro di me, in qualche angolo nascosto, al riparo da qualsiasi improvviso istinto di pulizia, di sradicazione, di annientamento che in fondo, poi, sarebbe soltanto un atto dovuto per salvaguardare la mia stessa sopravvivenza. Passeggiavo tra i banchi con un senso di malinconia profonda, niente…
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Mondi
Creare mondi. Bisogna imparare ed insegnare ai nostri figli a creare mondi nei quali la sopravvivenza delle emozioni, dei sentimenti sia garantita, nei quali i legami che ci uniscono non siano sciolti nell’indifferenza, nella lontananza e neppure nel disamore. Non si tratta di vivere scollati dalla realtà e neppure in uno spazio fantastico, immaginario, men che meno virtuale. Tutt’altro. Riuscire a far scorrere l’uno sull’altro il reale concreto ed il reale percepito nella nostra interiorità è un esercizio affatto semplice. Significa avere dentro di sé filtri a maglie finissime per trattenere sensazioni, istantanee di attimi, significa guardarsi attorno con il microscopio per imparare a leggere i disegni e gli scritti…
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Genetliaco
Bisogna saper invecchiare con grazia e leggerezza, lasciare la rabbia e l’irruenza dentro una scatola di latta, insieme alle foto di famiglia, quelle che si guardano con il nodo in gola e gli occhi umidi. Bisogna saper scendere dal letto lentamente, per non sentire la testa che gira e le ginocchia che scricchiolano, ripetere le poesie a memoria per allenarsi a non dimenticare. Si ha una vita davanti per imparare ad invecchiare: 9 mesi per venire al mondo ed una media di 80 anni per andarsene. Basta farci l’abitudine e guardare al futuro da un’altra prospettiva, quella che permette di capire che sono molte di più le cose fatte rispetto…
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Tu es tout le temp là
Tempo. Quanto ce ne rimane? Cerco di visualizzare il tempo in modo concreto e lo trasformo in tutte le cose che siamo stati e ne faccio statuine da esporre e spolverare ogni mattina, con cura, facendo attenzione a non farle cadere. Se il tempo mi dovesse cadere si sbriciolerebbe in minuscoli granelli da rinchiudere dentro una clessidra e da capovolgere ancora e poi ancora. Tutto ricomincerebbe da capo. Forse non faremmo più gli stessi errori, forse ne faremmo di nuovi. Ma tu sei sempre lì, anche stamattina che un raggio di tiepido sole illumina la mia scrivania, sei in una delle tante statuine del tempo e fai invidia a tutte…
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Dell’inquietudine
“Il mio desiderio è fuggire. Fuggire da ciò che conosco, fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo. Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo. Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni. Voglio riposarmi, da estraneo, dalla mia organica simulazione. Voglio sentire il sonno che arriva come vita e non come riposo. Una capanna in riva al mare, perfino una grotta sul fianco rugoso di una montagna, mi può dare questo. Purtroppo soltanto la mia volontà non…
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Saudade
La natura della saudade è ambigua: associa sentimenti di solitudine e tristezza, ma, illuminata dalla memoria, guadagna contorno e espressione di felicità. Quando Garrett l’ha definita come “delicioso pungir de acerbo espinho” stava realizzando la fusione di questi due aspetti opposti nella formula felice di un verso romantico. In generale, si vede nella saudade il sentimento di separazione e distanza da quello che si ama e non si ha. Ma tutti gli istanti della nostra vita non vanno ad essere perdita, separazione, distanza? Il nostro presente, appena raggiunge il futuro subito lo trasforma in passato. La vita è un costante perdere. La vita è, perciò, una costante saudade. C’è una…


