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    Chi sei?

    ‘Paura’ aveva le fattezze di un mostro che all’improvviso si manifestava per sovrastarmi, schiacciare e se in quell’attimo non c’era lui a cui aggrapparmi, sentivo che sarei morta. Entravo in una dimensione claustrofobica, i rumori si amplificavano, gli oggetti si dilatavano e ogni cosa mi terrorizzava. Il supermercato, la galleria, l’autostrada, l’ascensore e poi il buio, il clacson delle macchine, quel povero cristo che voleva solo sapere l’ora, ma io fuggivo via correndo sino a farmi mancare il respiro, convinta che non ce l’avrei potuta fare senza la sua voce rassicurante. È successo un pomeriggio di fine estate, stavo tornando dal mare. Contavo i passi, gli scalini, i cespugli di…

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    Ceci n’est pas

    L’aspettano, la diva. Sono tutti imbambolati, rapiti dalla sua voce un po’ roca, ma così sensuale, dalle movenze provocanti, ipnotiche. Li fa divertire, eccitare, li stuzzica, li fa sognare, poi, quando individua tra il pubblico il soggetto ‘sensibile’, tesse una tela di moine, parole sussurrate all’orecchio e lo imprigiona affascinandolo con un’allure senza eguali. Si diverte, Marilyn, ogni spettacolo è un successo, è la conferma di quanto sia unica, inimitabile. L’acclamano, la vogliono e lei, magnanima, lascia il palco e raggiunge gli spettatori, li intrattiene tra un sorso di champagne, due strofe di I wanna be loved by you, una carezza lasciva data con malizia per scomparire, infine, dietro il…

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    La bambina buona

    Sono la bambina buona, quella che non pretende nulla e non fa mai i capricci. La statuina di porcellana che mio padre mette seduta sul bancone dei negozi e sta ferma, immobile, le mani ed il sorriso appoggiati sulle ginocchia e sul volto incorniciato da due codini sottili come ciuffi di un pennello. Ti sembra giusto? Complimenti! Ora IO non saprei chiedere nemmeno un goccio d’acqua nel deserto! Cerco di essere invisibile, di non disturbare. Cammino a testa bassa, rasente i muri per non farmi notare. Sono la bambina buona, quella che ha paura del buio e viaggia di notte lungo i corridoi di una casa troppo grande per non…

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    Narragenda 2026

    Lo so, le agende sono diventate quasi oggetti d’antiquariato, obsoleti, superati da smartphone intelligenti che registrano le nostre voci con le indicazioni di giorno, ora, luogo, motivo dell’appuntamento… ma. Il fascino della carta e della penna stilografica che scrive sulle righe tutte le indicazioni necessarie, magari arricchite da fiorellini, cuori o piccoli cerchi concentrici, è impareggiabile. Se poi, per ogni settimana, c’è un breve racconto da leggere durante pause di lavoro o lunghe attese, il paragone è impossibile. Narragenda 26 è un piccolo scrigno che scandisce tempo ed emozioni (delmiglio editore). L’Ultimo Sedano è il mio racconto breve che vi accompagnerà nell’ultima settimana di febbraio 2026.

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    La bambina buona

    Sono la bambina buona è il titolo del mio articolo a pag. 6 per Sottopelle, la versione italiana della rivista francese L’Epiderme che intende esplorare le intime fragilità umane senza filtri, attraverso narrazioni intimiste e profonde. https://online.pubhtml5.com/whcda/qdga/ Cliccando sul link potete leggere tutta la rivista che è ricca di contenuti volti a scavare nei nostri luoghi più fragili.

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    Naturalia Artificialia: il regno ibrido dell’Arte

    Curare una mostra che cosa significa? Non intendo annoiarvi disquisendo su che cosa significhi curare una mostra e spiegare tecnicamente i passaggi necessari per eseguire un’attenta curatela. Mi soffermo, invece, sul significato del termine “cura” (dal quale deriva “curatela”) che veniva già usato 24 secoli fa per indicare innanzitutto il ‘riguardo’, un ‘interesse’ attento, pronto, che scivola quasi verso la preoccupazione e l’affanno. L’attenzione, di per sè, può essere momentanea, la cura no: essa segue una progettualità ed ha a che fare con l’inclusione, la partecipazione, la condivisione. E’ complicità, coinvolgimento emotivo oltre che pratico, è un senso condiviso. Ecco, curare una mostra è tutto questo, o meglio è ‘anche’…

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    Hanno detto di…

    C’è un luogo segreto dove le Storie si incontrano e si tengono timidamente per mano nell’attesa di prendere vita. In quel luogo, fatto di silenzi e strane alchimie, le Storie attendono solo di essere raccontate. Cercano la loro voce le Storie e una volta trovata, chiedono di essere ascoltate, narrate e lette perché qualcuno, un giorno, le ha sognate per noi. A loro è stato dato il potere di giocare col Tempo, sfidandolo, trasformandolo, sbeffeggiandolo laddove necessario, fino a rinchiuderlo nelle pagine bianche, come si fa quando con un bicchiere capovolto si imprigiona una farfalla, lasciandola poi volare via. Marcel Proust sosteneva che l’opera dello scrittore è solo uno strumento…

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    Con un pizzico di orgoglio e vanità

    Quest’anno, per me, è stato il Salone del mio ultimo libro: 2020. Quaranta voci da un isolato frattempo, Pathos Edizioni, appena pubblicato. E allora, anche se bisogna essere coscienti di essere un ago in un pagliaio, una goccia infinitesimale nel mare magnum dell’editoria, vedere il proprio ultimo bambino di carta esposto è sempre una grande e bellissima emozione. 2020 ha avuto una lunga e sofferta gestazione. Si tratta di 40 racconti brevi, alcuni brevissimi, illustrati da Giorgio Lusso, Gianni Audisio, con la collaborazione di Irene Zanotto e Marco Marello. L’epilogo è di Ilaria Francesca Martino, la prefazione di Sabina Guidotti. Ve ne parlerò, poco alla volta… per ora ne annuncio…