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Naturalia Artificialia: il regno ibrido dell’Arte
Curare una mostra che cosa significa? Non intendo annoiarvi disquisendo su che cosa significhi curare una mostra e spiegare tecnicamente i passaggi necessari per eseguire un’attenta curatela. Mi soffermo, invece, sul significato del termine “cura” (dal quale deriva “curatela”) che veniva già usato 24 secoli fa per indicare innanzitutto il ‘riguardo’, un ‘interesse’ attento, pronto, che scivola quasi verso la preoccupazione e l’affanno. L’attenzione, di per sè, può essere momentanea, la cura no: essa segue una progettualità ed ha a che fare con l’inclusione, la partecipazione, la condivisione. E’ complicità, coinvolgimento emotivo oltre che pratico, è un senso condiviso. Ecco, curare una mostra è tutto questo, o meglio è ‘anche’…
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Con un pizzico di orgoglio e vanità
Quest’anno, per me, è stato il Salone del mio ultimo libro: 2020. Quaranta voci da un isolato frattempo, Pathos Edizioni, appena pubblicato. E allora, anche se bisogna essere coscienti di essere un ago in un pagliaio, una goccia infinitesimale nel mare magnum dell’editoria, vedere il proprio ultimo bambino di carta esposto è sempre una grande e bellissima emozione. 2020 ha avuto una lunga e sofferta gestazione. Si tratta di 40 racconti brevi, alcuni brevissimi, illustrati da Giorgio Lusso, Gianni Audisio, con la collaborazione di Irene Zanotto e Marco Marello. L’epilogo è di Ilaria Francesca Martino, la prefazione di Sabina Guidotti. Ve ne parlerò, poco alla volta… per ora ne annuncio…