La bambina buona
Sono la bambina buona, quella che non pretende nulla e non fa mai i capricci. La statuina di porcellana che mio padre mette seduta sul bancone dei negozi e sta ferma, immobile, le mani ed il sorriso appoggiati sulle ginocchia e sul volto incorniciato da due codini sottili come ciuffi di un pennello.
Ti sembra giusto? Complimenti! Ora IO non saprei chiedere nemmeno un goccio d’acqua nel deserto! Cerco di essere invisibile, di non disturbare. Cammino a testa bassa, rasente i muri per non farmi notare.
Sono la bambina buona, quella che ha paura del buio e viaggia di notte lungo i corridoi di una casa troppo grande per non nascondere fantasmi dentro gli armadi, sotto i letti. Miagolo davanti alle stanze con le porte socchiuse per essere ospitata qualche ora, il tempo che il sole sorga e si porti via l’uomo nero.
Stupida! Nessuno ti avrebbe aperto. Sai perché? Avresti dovuto piangere, battere i pugni e i piedi, urlare perdio! Adesso IO ho un filo di voce che non si riesce a sentire e di tutte le parole rimaste in gola ne ho fatto collane di storie da leggere. Ma la gente non ‘sa’ leggere, non vuole capire.
Sono la bambina buona, quella che è piccola per farsi carico di certe tempeste, ma lo fa ugualmente, con gesti di cura verso coloro che non cacciano, dalle sue spalle di petalo, nuvole troppo pesanti di grandine e pioggia.
Basta, bambina mia, non facciamoci ancora del male. Lasciamo andare chi non c’è più, lasciamo andare chi c’è e sa regalare soltanto assenze e silenzi. Ti ricordi, quando giocavi a nascondino e arrivava il bambino a urlare: “Liberi tutti”? Ecco, liberiamo tutti: vivi e morti. Non tornerà indietro l’amore che abbiamo dispensato a piene mani. I sentimenti non sono merce di scambio. Impariamo a voler bene a noi stesse, ad ascoltarci, che siano sussurri o grida.
Siamo sole al mondo, tu ed IO.
Barbara Colombotto Rosso



