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Naturalia Artificialia: il regno ibrido dell’Arte

Curare una mostra che cosa significa?

Non intendo annoiarvi disquisendo su che cosa significhi curare una mostra e spiegare tecnicamente i passaggi necessari per eseguire un’attenta curatela. Mi soffermo, invece, sul significato del termine “cura” (dal quale deriva “curatela”) che veniva già usato 24 secoli fa per indicare innanzitutto il ‘riguardo’, un ‘interesse’ attento, pronto, che scivola quasi verso la preoccupazione e l’affanno. L’attenzione, di per sè, può essere momentanea, la cura no: essa segue una progettualità ed ha a che fare con l’inclusione, la partecipazione, la condivisione. E’ complicità, coinvolgimento emotivo oltre che pratico, è un senso condiviso.

Ecco, curare una mostra è tutto questo, o meglio è ‘anche’ tutto questo. Ed è tutt’altro che scontato. Non ‘curo’ mostre per lavoro, ma per ‘amore’, per mettere in pratica un sapere che mi è stato trasferito sin da bambina, vivendo in mezzo ai quadri, presenziando incantata alle inaugurazioni, osservando opere che non potevo capire, ma mi rapivano. Ed è questo il mio retroterra, questo lo spirito che mi anima e mi guida. I temi scelti per le esposizioni che dal 2016 sino ad oggi abbiamo ‘curato’, nel senso che più su ho spiegato, hanno significati profondi che fanno riflettere e spingono gli artisti ad uscire dalla loro zona sicura, dove si muovono ormai con disinvoltura ed abilità, e li spingono ad interrogarsi e misurarsi con concetti come i diritti dell’infanzia, i ‘luoghi e non luoghi’, la sfera e il labirinto, la natura e l’artificio. Ed anche per quest’ultima mostra ho buttato il cuore oltre gli ostacoli, ho ascoltato i dubbi e le difficoltà degli artisti, non ho dato consigli, ho studiato, pensato, scritto, mi sono confrontata con tutti coloro che hanno voluto collaborare a far sì che questa diventasse una bella mostra, interessante e per alcuni versi provocatoria… vi aspettiamo.

Visitabile sino al 13 ottobre, Mausoleo della Bela Rosin, Torino.

Quelli che seguono sono i testi che accompagnano i visitatori e la provocazione parte proprio dal primo di essi: un incontro impossibile nel regno ibrido dell’Arte!

MICHELANGELO, mentre osserva inorridito i frammenti di marmo sgretolarsi: «Oh empietà inaudita! Il marmo, carne degli dèi e custode dell’essenza che palpita sotto la pietra, vien violato e disfatto, ché spazio si dia a fredde cifre senz’alito né luce?»

BANKSY emerge dalla nuvola di codice binario:

«Vecchio, il vostro marmo nascondeva già l’artificio. Io l’ho reso visibile! 010110… è il nuovo linguaggio dell’anima.»

MICHELANGELO: «Cercare la perfezione nella pietra significa liberare ciò che Dio vi ha già scolpito. Voi, invece, dov’era l’impronta del divino seminate assenza! E quel che resta, non è arte, ma rumore di uno spirito perduto.»

BANKSY: «Io svelo ciò che la società ha nascosto dietro le sue ‘belle’ facciate. Il mio spray è il vostro scalpello, la strada è la mia Cappella Sistina.»

MICHELANGELO: «Ma dov’è la bellezza in un tale caos di cifre? Dove la proporzione, l’armonia? Quel che l’occhio incontra non eleva, ma confonde.»

BANKSY: «La bellezza?! Ma è nella rottura, nel glitch, nell’errore che rivela la verità. I vostri David erano ribelli quanto i miei stencil!»

MICHELANGELO sfiora, pensieroso, i frammenti digitali che fluttuano:

 «Forse… forse anche i numeri nascondono la sostanza, un ordine invisibile, un’armonia che ancora non vedo. Ma perché distruggere per creare?»

BANKSY: «Non distruggo. Libero. Tolgo il superfluo, come voi dal marmo, io dalle convenzioni. Entrambi cerchiamo il senso.»

MICHELANGELO, guardando oltre i frammenti:

«Vedo tele che respirano, installazioni che pulsano, sculture che dialogano con la luce… E quelle immagini che si muovono da sole?»

BANKSY: «Animazioni digitali. Il vostro affresco immobile ora danza. La pennellata diventa frame, il singolo gesto si ripete all’infinito.»

MICHELANGELO, sempre più stupito:

«Allora codesto regno ibrido non è solo rottura, ma è anche moltiplicazione! Ciascun’arte si trasforma nell’altra?»

BANKSY: «Benvenuto nel futuro, Maestro! Qui, ogni pixel è un colpo di subbia, ogni installazione una scultura, ogni animazione un miracolo che si perpetua.»

MICHELANGELO, avvicinandosi ad un’opera luminosa:

 «Oggetti che parlano senza voce, come le mie statue, ma in modo diverso. Si accendono, vibrano, mi sembra incredibile!»

BANKSY: «L’arte è sempre stata interattiva, solo che voi non ne eravate consapevole. Il David fa parlare chi lo guarda, no? Adesso, semplicemente, l’opera risponde.»

MICHELANGELO: «E le pitture… alcune sembrano dipinte col vento, altre appaiono e scompaiono come visioni.»

BANKSY: «Vedete, Michelangelo, il pennello non è più soltanto un insieme di setole e legno, guidato da una mano. Può essere luce, movimento, persino il tempo stesso ed è la mente a guidare l’algoritmo.»

MICHELANGELO osserva un disegno che si anima:

«I miei studi anatomici prendevano vita nell’immaginazione, ma questi muscoli che vedo si contraggono realmente sulla carta…»

BANKSY:

«Voi avete sempre cercato di catturare il movimento nel marmo immobile. Noi lo abbiamo liberato. L’arte non imita più la vita, la genera!»

MICHELANGELO:

«Ma ditemi, iconoclasta del futuro, dove finisce l’artista e inizia la macchina?»

BANKSY:

«Dove finiva la vostra mano e iniziava l’ispirazione divina? L’artista è sempre stato un medium, nel nostro presente i medium sono molteplici!»

MICHELANGELO sorride tra i frammenti che si ricompongono:

«Forse abbiamo sempre, inconsciamente, abitato tale regno ibrido che solo in questo tempo ha trovato il coraggio di emergere!»

BANKSY:

«Nell’arte, come nella vita, ogni rottura è rivelazione! Andiamo, Maestro, a visitare la mostra NATURALIA ARTIFICIALIA, il regno dove anche l’impossibile diventa possibile.»

MICHELANGELO:

«Vi seguo.» Fra sé e sé: “Signore, fa’ che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare…”

NATURALIA ARTIFICIALIA: IL REGNO IBRIDO DELL’ARTE

“La terra respira. Dal ritmico salire e scendere delle maree alle invisibili correnti del vento che modellano i paesaggi, dal sussurro delle foglie al pulsare del respiro umano, la vita è una danza di forze invisibili.”

Lucrezio, in De Rerum Natura

Che cosa succede quando le macchine imparano i modelli delle onde, gli algoritmi imitano la crescita dei coralli e gli organismi sintetici pulsano a tempo con il respiro della Terra? Assistiamo ad un’estensione della Natura o alla sua reinvenzione?

Dall’antica visione atomistica lucreziana alla moderna interpretazione quantistica dell’esistenza, gli artisti indagano la materia come danza di particelle, energia in costante metamorfosi, instaurando un dialogo radicato in secoli di elaborazione concettuale ed attività noetica, volto alla comprensione del reale e dei suoi fenomeni.

In un mondo in continua evoluzione, nel quale i confini tra natura e artificio si fanno sempre più sfumati, la mostra Naturalia Artificialia intende esplorare l’atavica dicotomia tra ciò che esiste spontaneamente e ciò che viene prodotto dall’ingegno, rivelando la possibile armonia tra il ritmo vitale del pianeta e le sue estensioni tecnologiche, un equilibrio capace di ridefinire i confini del pensiero e dell’esperienza.

Fin dal Rinascimento, con le sue Wunderkammern che raccoglievano sia meraviglie naturali che manufatti, l’umanità ha tentato di situarsi all’interno di una struttura cosmica ordinata attraverso questa distinzione fondamentale. Oggi, in un’epoca di cambiamenti climatici, biotecnologie e nuovi materiali, tale riflessione acquista rinnovata urgenza e significato.

L’ambizione dell’uomo, infatti, nel tentativo di emulare la perfezione della Natura rischia di trasformarsi in hybris, mettendo in evidenza la fragilità del confine tra esplorazione e arroganza, legittimo impulso verso la creazione e pericolo di osare oltre il consentito.

Magica Torino realizza da sempre mostre ed eventi che non si limitano alla mera valorizzazione dell’estetica, ma mirano piuttosto a stimolare indagini, intime e profonde. Le tematiche proposte coinvolgono ambiti sociali, filosofici e scientifici, invitano al confronto con le questioni del presente ed allo sviluppo della relazione consapevole tra gesto creativo, nella sua accezione più classica, e pensiero contemporaneo.

Specificamente, per Naturalia Artificialia, agli autori è stato richiesto di esprimersi attraverso opere capaci di offrire una visione critica e multidisciplinare sulla coesistenza, a volte anche conflittuale, di processi naturali e tecnologici, dando vita a narrazioni estetiche che sfidano le tassonomie convenzionali dell’arte la quale diventa essa stessa una forma di clinamen, interrompendo il flusso ordinario della materia e generando nuovi mondi percettivi e simbolici.  

Scopriamo così come la natura possa diventare fonte d’ispirazione per l’arte, come essa imiti o trasformi la natura o come entrambe siano in grado di fondersi in nuove forme ibride: la perfezione imperfetta della natura e l’imperfezione perfetta dell’arte.

Dal pulsare delle maree alle onde digitali, dalle forme frattali dei coralli alle architetture generative, la materia grezza diventa linguaggio rappresentativo e l’elemento sintetico ritrova una dimensione naturale.

L’immagine della mostra, costituita dalla sfera che infrange un muro di pietra, rappresenta il momento storico in cui l’intelligenza artificiale ha iniziato a decodificare e replicare i pattern della cognizione naturale stigmatizzando così la transizione verso le reti neurali attraverso una rottura metaforica.

L’esposizione si avvale anche dei contributi digitali di alcuni artisti internazionali e delle opere degli studenti dell’Istituto Comprensivo Antonelli Casalegno (Torino), la Scuola Internazionale di Comics (sedi Torino e Milano), il Liceo Luzzago (Brescia), grazie alla collaborazione della Fondazione The Plot.

I loro lavori, esito di un approccio transdisciplinare che integra neuroscienze e pratiche artistiche, esplorano le intersezioni tra sistemi biologici e modelli artificiali, tra crescita spontanea e progettazione intenzionale, tra la complessità neuro cognitiva della natura umana e la capacità trasformativa insita nei linguaggi dell’arte.

Opere fisiche, dunque, ma anche fotografie, video, installazioni e sculture fanno parte di un percorso espositivo stimolante e ricco di spunti di riflessione: dalla costruzione, attraverso Cinema 4D, di un ecosistema ibrido nel quale la natura non si oppone alla tecnologia, ma la abita creando nuove forme simboliche di esistenza, alla rappresentazione dello scioglimento di un ghiacciaio dai toni lividi, per nulla surreali nella sua drammatica ‘verità’; dai nuovi mondi che guardano da distanze siderali alle grandi catastrofi ambientali che sconvolgono gli equilibri della Terra, alla presenza di un ‘solo’ gabbiano, contrapposto alle rigide linee architettoniche, che sottolinea nel suo volo la tensione tra costrizione e libertà, tra ‘il costruito’ e ‘lo spontaneo’ e poi ancora alle suggestive creature antropomorfe, dalle fattezze in parti umane in parte meccaniche, che pur evocando una dimensione post-organica ci ricordano la nostra origine, quella Madre di tutte le madri dalla quale imprescindibilmente deriviamo. Nessun giudizio o pregiudizio, quindi, nell’avventurarsi in questi paesaggi inediti, realistici od onirici, passati o futuribili.

Lasciatevi condurre dalle suggestioni e dai messaggi, spesso provocatori, che tutti i nostri artisti hanno voluto lasciare, siano essi di denuncia, rimpianto, speranza od accorati SOS.    

Barbara Colombotto Rosso

Dario Colombotto Rosso

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